Quando i genitori dicevano "Pedala"

 


Ho sempre avuto un rapporto strano con la bicicletta.

Da ragazzina era una delle cose che più desideravo in regalo. Non so come mi fosse venuto in mente di volere una bicicletta abitando in una città come Trieste. Vivere qui significa saper muoversi lungo le strade, tra le macchine e pedalare tra salite e discese. La mia città non è fatta per ciclisti della domenica; non esistono viali ciclabili lunghi e panoramici dove poter semplicemente andare su due ruote senza faticare troppo, perdendosi nei panorami naturalistici che offre la zona appena fuori dal centro urbano. 

A un certo punto l'ho avuta una bicicletta; era verde e bellissima, ma poco dopo ho scoperto che non avrei potuto usarla per il mio problema alle ginocchia e per me è stato solo l'inizio di quello strano rapporto che avevo con le due ruote. Ho imparato in tarda età ad andarci e una delle prime volte sono caduta cadendo quasi da ferma scorticandomi un avambraccio e un ginocchio. Sarebbe stato più normale se avessi avuto cinque o sei anni, ma ne avevo il doppio e si sa, ogni età ha le sue fasi. Era strano vivere quella situazione da pre-adolescente, ma per me era una sfida, era un momento importante; non sapevo che sarebbe stata quasi la fine del mio rapporto con il mezzo a due ruote.

Io e la bicicletta non abbiamo avuto molti contatti per anni. L'ho utilizzata per un periodo a Modena.
Lì il noleggio gratuito è un must ed è di una comodità incredibile per chi si deve muovere all'interno del piccolo centro. C'erano mille dilemmi logistici, però. Talvolta la bici aveva la catena rotta, atre la ruota sgonfia, altre ancora non si trovava proprio una bici. Alla fine mi sono rassegnata anche in quel periodo ad andare a piedi, notando che in ogni caso la cosa mi creava meno problemi dell'alternativa.

La bicicletta, un po' come Torino, è tornata a farsi sentire come tematica nella mia vita

Durante il primo anno di biennio specialistico all'Accademia di Belle Arti due tra gli esami più importanti dell'anno erano quelli di Scrittura Creativa e Disegno. Le due materie erano correlate. Avrei dovuto scrivere una serie di racconti brevi e, successivamente, realizzare dei fumetti basati su quelle storie.

La prima di esse si intitolava "La bicicletta rossa". Non so come venuto in mente. La raccolta si chiamava "Storie di campagna" ed erano 4 storie collegate da personaggi e ambientazioni tra passato e futuro.

La bicicletta era solo un espediente narrativo per parlare di amore, di attaccamento alla propria terra, di paura del futuro e necessità. Eppure ho scelto, inconsciamente, proprio lei.

La bicicletta è stata l'ultima pubblicità sull'autobus che ho creato quando lavoravo in azienda.
(qui lo store)

Lo sapevo, tra l'altro. L'ho creata bene, doveva essere un commiato in grande stile.
Volevo che per i mesi venire la pubblicità che si sarebbe vista e che era la mia pubblicità non fosse brutta, ma qualcosa di cui potevo essere orgogliosa e così è stato. Talvolta quando la vedo, ancora affissa sui mezzi di trasporto urbano, ne vado orgogliosa. Penso sia così che dovrebbe essere il lavoro, in generale, o almeno il mio.

La bicicletta è stato poi il primo tema che mi è capitato quando ho dovuto prendere in mano un progetto insieme a Pina. Durante il corso di Social Media Management abbiamo capito e deciso che avremmo lavorato assieme. C'era feeling, di animi e di intenti; dovevamo provare e così è stato. Il primo cliente non si è fatto attendere, così, come un destino perfetto. Il primo cliente, come un fil rouge tanto strano quanto perfetto, è stata un'associazione sportiva che organizza esperienze nell'ambito del cicloturismo bresciano.

Ho amato queste coincidenze; ho amato soprattutto l'idea che in qualche modo, in un modo diverso, ho potuto tornare in sella. Su una bicicletta diversa, non verde e molti anni dopo ma sono ancora qui, con lo stesso animo sognatore di chi non si abbatte, anche quando sembra troppo grande per fare qualcosa che magari andava fatto un po' prima... O magari no.

Trovate anche voi dei significati strani nella vostra vita o sono solo io a fare discorsi così deliranti?

Commenti

  1. Ma tu sei la donna più gentile, affascinante, intelligente e generosa del mondo!!!!

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