Bullismo, Cyberbullismo, Esclusione: Piaghe (non) del ventunesimo secolo



Da diverso tempo, ormai, si sente parlare di "cyberbullismo", una malattia che pare essere giunta dal nulla ai giorni nostri scatenando il panico nelle vite miti di chi non si aspettava i propri figli fossero vittime o carnefici di tali soprusi.

In realtà il  bullismo c'è sempre stato, come c'è sempre stato il mobbing sul posto di lavoro; semplicemente oggi esistono terminologie che definiscono meglio tali realtà; esiste un identikit più preciso del bullo legato alla sua storia famigliare e alla sua personalità e il tipo di soggetti che risultano essere facili bersagli per questi individui.

Chiaramente questa può essere vista come psicologia da due soldi.

Siamo davvero sicuri che, per esempio, il bullo sia necessariamente una persona senza problemi di autostima ma con grandi problematiche legate all'affettività e alla propria famiglia?
Qui degli esempi di articoli dove si parla del bullo come di un esempio di anti-eroe che in realtà risulta quasi essere lui stesso la vittima di sé stesso. (Art 1 - Art 2 ). Punire o comprendere?
E se anche vi fosse una storia famigliare orribile alle spalle del ragazzo, necessariamente a farne le spese dovrebbe esserci qualcun altro, che non vedrebbe mai fatta giustizia sul suo carnefice?

In realtà per quanto concerne il cyberbullismo e l'incremento progressivo dello stesso negli anni, si potrebbe parlare di affettività e attenzione che i genitori per forza di cose riescono a dare sempre meno ai propri ragazzi. La necessità di avere entrambi un lavoro stabile, l'aumento dei divorzi, le famiglie allargate... Sono solo alcuni degli ostacoli che si insinuano tra il genitore e il ragazzo nella sua delicata fase di sviluppo. Tuttavia la privazione del tempo di uno o entrambi i genitori non fa necessariamente di una persona un bullo.

Quando ero una ragazzina sono stata vittima di un bullismo in una forma piuttosto light.
Nulla alla "30 reasons why", per intenderci (evidenziato dal fatto che in effetti sono in vita, tra le altre cose). ⏩
Qualche scherzo di cattivo gusto, qualche telefonata a casa.
Talvolta qualche spintone o cose attaccate sul banco.
Ogni tanto queste persone mi seguivano fino a casa, urlando, insultandomi, tirandomi oggetti addosso.
Non vedevo una ragione precisa di questi comportamenti. Non avevo mai fatto del male a nessuno.
Ero una ragazzina solitaria, passavo il mio tempo a disegnare e a farmi gli affari miei, un po' come adesso, insomma. Semplicemente un bersaglio facile.
C'erano però due differenze abissali tra me e i miei carnefici:
Ero grassoccia ed ero piuttosto povera.

L'unica della mia classe ad essere figlia di una giovane donna divorziata lavoratrice, non avevo vestiti firmati né facevo uno sport nel pomeriggio. Non avevo merende con affettati freschi ma merendine confezionate, che andavano benissimo per arrivare fino a pranzo.
I ragazzini sapevano essere malefici, come lo sanno essere oggi. Eppure io conoscevo le loro famiglie, e davanti a mamma e papà erano tutt'altro che mostri. I loro genitori non erano genitori che avevano creato dei mostri.

Ad oggi si parla molto di bullismo. Negli anni '90 non credo nemmeno di aver mai sentito questa parola. Non ci sono state percosse violente, ma ricordo il profondo disagio che nutrivo nell'andare a scuola ogni mattina. Non per i compiti o per chissà che, ma perché non mi sentivo protetta. All'epoca (detto così sembro anziana, lo so) non si parlava nemmeno di "denunciare" i fatti ma di fare la spia o tenersi le cose per sé. Il fatto che avesi scelto la seconda opzione non faceva di me un eroe, semplicemente era la soluzione più conveniente per non dare ulteriori pensieri a mia madre, che ne aveva di ben più importanti.

La cosa assurda è che ad analizzare un semplice identikit, come bulla sarei stata meglio io, forse, con il mio background ed i miei casini in famiglia. E invece...


Ad un certo punto è semplicemente finito. Sono arrivate le medie e poi il liceo.
Non sono diventata una persona socievole. Non so se sia stata anche causa loro, ma sicuramente non avrei mai potuto essere una leader, dunque ho sempre avuto pochi amici a cui ho voluto un gran bene.

Ho persino rivisto un paio delle ragazze che mi avevano preso di mira da ragazzina.
Hanno lavori normali, chi persino figli, marito. Una vita più normale della mia. Non che la mia sia stata condizionata da loro né che la loro se la siano presa a forza. Probabilmente negli anni queste persone hanno imparato a moderare il proprio temperamento; magari seppellendo in qualche angolo buio della loro mente le proprie gesta, andando avanti.
Quando le ho guardate negli occhi non ho visto pentimento o chissà che.
Forse un po' ci speravo, invece probabilmente hanno saputo passarci sopra.
4 anni di angherie per loro sono state etichettate come una ragazzata e messe via.
4 anni in cui ho avuto mal di pancia prima di svoltare l'angolo e vedere l'edificio della scuola a causa loro e nemmeno se lo ricordano. Vorrei avere lo stesso privilegio, invece niente.

La vera svolta è arrivata all'Università, quando, scegliendo l'Accademia delle Belle Arti, ho trovato a tutti gli effetti quello che era il mio mondo. Persone che amavano ciò che amavo io con la stessa intensità, che avrebbero potuto stare in quelle aule che sapevano di colore per tutto il giorno senza stancarsi mai.

Con queste persone non ho praticamente più contatti poiché qualcuno è rimasto a Bologna e qualcun atro (come me) è tornato nella propria città, tuttavia ciò che ricordo è di essermi sentita per la prima e forse unica volta, completamente al sicuro in un luogo con tante persone.
Molte volte penso che chiunque affronti una problematica simile dovrebbe avere il suo posto personale, invece ad oggi ciò che lo affonda è esattamente lo stesso luogo dove cerca riparo: Internet.

Non a caso, durante il lockdown i casi di cyberbullismo risultano quintuplicati

una statistica abbastanza prevedibile visto il tempo impiegato dai ragazzi a casa, annoiati e abituati ad utilizzare i devices.

In questo articolo ho trovato egli spunti interessanti su come si potrà organizzare un rientro a scuola che miri a eliminare la problematica del bullismo. Riassumendo:
  1. Vigilanza all'interno della scuola
  2. Predisposizione e l’aggiornamento annuale di un documento di valutazione dei rischi di bullismo e di cyberbullismo
  3. Definizione, per ogni anno scolastico, di linee guida e di un piano di prevenzione dei fenomeni di bullismo e di cyberbullismo
  4. Sistema sanzionatorio che preveda adeguate regole di comportamento e relative sanzioni verso gli alunni che commettano atti di bullismo e di cyberbullismo
  5. Denuncia: procedura per l’individuazione e la gestione delle criticità, diretta a consentire a tutti gli interessati, compresi gli alunni e i loro familiari, la possibilità di segnalare, anche in forma riservata, eventuali atti di bullismo e di cyberbullismo
  6. Nomina di una commissione antibullismo dell’istituto scolastico
  7. Adozione per ogni anno scolastico di un piano di formazione in materia di bullismo e di cyberbullismo che garantisca la formazione, l’aggiornamento, il coinvolgimento e la sensibilizzazione di tutte le componenti scolastiche
Se attuate, queste misure potrebbero essere già di grande aiuto per una situazione che fin ora vedeva i ragazzi completamente abbandonati davanti a situazioni di continua violenza.
Una volta in vigore si vedrà se avranno i loro frutti anche per quanto riguarda il cyberbullismo, che per quanto possa essere di natura simile, ha dinamiche molto diverse.


Ciò che davvero ho imparato negli anni è che:
  • Indipendentemente da quanto faccia schifo, finirà.
  • Non necessariamente esistono ragioni per cui qualcuno se la prende con qualcun altro.
  • Non necessariamente sarà fatta giustizia immediata da terzi, non ci sarà sempre qualcuno pronto a salvarci, anche perché non sarà mai il modo di cui abbiamo bisogno.
  • Rivedremo quelle persone. O almeno, potrà capitare. E dovremo essere pronti ad ignorarle, perché potrà succedere che staranno meglio o peggio di noi, ma la cosa fondamentale è che la nostra vita non c'entrerà più nulla con la loro.
  • Se abbiamo dei mezzi per evitare questi individui, sfruttiamoli tutti. Il cyberbullismo esiste perché esiste la connessione sempre presente, profili social troppo pieni che dicono costantemente cosa facciamo e dove siamo in tempo reale. Io a scuola non potevo evitare di andarci. Potevo evitare di avere a che fare con queste persone e probabilmente grazie al fatto che ci ho interagito il meno possibile ho evitato danni maggiori.
  • Esiste oppure esisterà un "posto" personale ma và cercato. Io ho avuto l'Accademia per 5 meravigliosi anni, quest'anno ho avuto DOT. Talvolta sto bene con le signore del parco sotto casa mia. Delle over 70 con la passione per i cani che non esprimono cattiveria ma hanno solo meravigliosi racconti di vita. Insomma, non deve essere necessariamente l'Università, ma un rifugio dove mandare la mente in vacanza quando tutto ciò che ci circonda è troppo.


Permane a mio avviso un ultimo ma non insignificante punto: qualora nella più rosea delle ipotesi venisse debellato questa piaga sociale ne rimarrebbe un'altra che ancora non viene sufficientemente affrontata, ma di certo potrebbe essere nuovamente causa di depressione e ansia da parte dei ragazzi:
l'isolamento.

L'esclusione sociale, intenzionale e duratura, non può che danneggiare le personalità più fragili, semplicemente in un modo diverso rispetto al precedente.
Certo, sempre meglio di prendere botte o che altro, ma talvolta il rimanere isolati non aiuta.

Personalmente mi è successo anche questo e non solo da ragazzina.
Ho iniziato a pensare che dovesse essere cosi. Che fosse dovuto al fatto che interagisco meno di altri, per quanto mi sforzi. Tuttavia davanti ad un atteggiamento simile l'unica cosa che sono in grado di dimostrare, oramai, è indifferenza. In età infantile l'isolamento mi pesava molto meno rispetto al bullismo di bassa lega. Potevo restare per ore a disegnare e leggere senza sentire la mancanza di niente e nessuno. Non che ora questa situazione sia cambiata granché, tuttavia nel vivere adulto capita spesso di doversi confrontare necessariamente con propri pari anche solo al fine di avere informazioni o scambi su percorsi formativi o professionali, che se non vengono condivisi, talvolta, rischiano di mettere a repentaglio il lavoro svolto fino a quel momento.

Purtroppo per quanto si possa parlare di educazione, gestione, informazione, divulgazione e mille altre parole che terminano in "-ione" e hanno a che vedere coi bulli,🙄 la cosa su cui non credo sia realmente possibile lavorare è la sensibilità e la delicatezza delle persone.

C'è chi sostiene che esistano delle correlazioni tra bullismo e mobbing. Il pedagogista Henning Kohler, nelle sue conferenze, nonché nel suo libro "Non esistono bambini difficili", sottolinea come i ragazzi nutrano interesse nei riguardi della violenza se e solo se vedano la stessa violenza perpetrata dai propri cari su soggetti più deboli. Nulla di nuovo, in realtà, sebbene non si parli più solamente di violenza o anafettività, ma di mobbing. Piuttosto pesante come accusa. Se il ragazzo è un bullo, tu genitore fai mobbing al lavoro. Ne siamo proprio sicuri?
Che i genitori possano essere sbadati o mancanti in qualcosa è piuttosto comprensibile, ma sul mobbing forse si và ad inerpicarsi su strade tortuose dove non è così semplice poi districarsi.

Avendo lavorato in diverse aziende, tra tirocini, città e Nazioni, tra tutti i colleghi con cui ho condiviso percorsi professionali (ne ho avuti davvero una marea, a ben pensarci), ne ho avuto anche una che faceva una sorta di soft mobbing. Nulla di che, ancora meno del bullismo alle scuole elementari e medie. Questa collega mi lasciava una marea di lavoro e poi spariva per un sacco di tempo a bere il caffè e fare gli affari propri, sparlando di chiunque con le colleghe. Di me, dei titolari, appena a 2mt da dove io stavo compilando le scartoffie di tutte loro, con la lentezza di chi è appena arrivata.
Quando c'era un errore, che fosse suo o di un'altra collega, lo attribuiva a me, che sapeva ero sul giro d'aria essendo nuova assunta... Persino quando non ero di turno!
Criticava il fatto che non mi truccassi o non fossi in un determinato modo, mi escludeva facendo in modo fosse eclatanteai miei occhi. La cosa però non mi pesava, lei non mi piaceva e rispetto all'epoca della scuola  avevo imparato un'ultima importantissima cosa su queste persone:

  • Sono loro ad avere un disperato bisogno di noi. Ci cercano pur di riempire la loro vita con giochetti che gli diano un minimo di soddisfazione. Sono loro ad avere un enorme problema. Vanno compatiti.

Ho rivisto anche lei, un pomeriggio. Non l'avrei nemmeno riconosciuta, era in forma smagliante, le ho fatto sinceri complimenti. In realtà il fatto che non l'abbia riconosciuta non ha a che vedere con i suoi 20kg in meno, semplicemente nella mia testa lei non esisteva più da tanto, tanto tempo.

Sarebbe spledido fosse così per tutti coloro che ci hanno fatto del male. Credo fermamente che averla rivista, tuttavia, sia il segno che forse, prima o poi, potrà accadere davvero.


P.s. Ho scritto questo articolo a poco più di un mese dall'inizio delle scuole sperando che la mia esperienza possa essere in qualche modo di incoraggiamento a chi la affronta con ansia e paura.
Un grande in bocca al lupo.  













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