Non tutti gli eroi hanno la divisa - I Peer Support

 


Non avevo mai sentito parlare di Peer-Support prima di qualche anno fa. Sebbene abbia svolto parte
del mio percorso formativo al liceo delle scienze sociali, non ci era mai stato fatto cenno di ciò che
rappresentasse questa professione, tanto complessa, quanto affascinante.


Qualche anno fa una delle mie migliori amiche mi ha raccontato di essere stata assunta in una
Cooperativa sociale, spiegandomi un po' il suo ruolo e di quanto facesse la differenza per le persone
a cui ogni giorno tendeva la mano.


La prima cosa che ho notato è che Manuela non li ha mai chiamati “utenti” o con altri appellativi
che spesso si tendono a dare nell'ambito socsempre apprezzato questa delicatezza che
rispecchia l'animo e la coerenza di mettersi alla pari di chi si sta cercando di aiutare.

La seconda cosa che ho constatato è quanto Manuela sia cambiata grazie a questo lavoro.
L'ammirazione che nutro in lei sin da quando la conosco (aveva circa 15 anni) è immensa, ma
soprattutto ho sempre apprezzato la sua bontà d'animo, al di sopra di chiunque conoscessi.
Questo lavoro però l'ha resa anche più sicura, più completa.


Manuela brilla.
 

 

Ciao Manuela.

Da quanto tempo sei una Peer Support?

E' una realtà  ormai esistente da 5 anni qui a Trieste, ma sono passati due anni da quando ho iniziato. In realtà a
me sembra molto di più, forse perchè in questo tempo ho già visto cambiare molte cose e molte situazioni,  o
forse perchè  imparo cose nuove ogni giorno e credevo ci sarebbe voluto almeno il triplo del tempo per sapere le
cose che so ora, e chissà quanto altro mi aspetta! Questo è meraviglioso! E' un lavoro che permette una costante
crescita personale, ma bisogna mettersi in discussione e alla prova ogni giorno.

In che cosa consiste il tuo lavoro?

Consiste letteralmente  nel mettersi  alla pari con coloro che frequentano i Centri di Salute Mentale, perchè, di
base, sappiamo cosa provano. Sappiamo cosa significa essere ricoverati al CSM, sappiamo cosa signfiica
prendere psicofarmaci, sappiamo quanto sia difficile parlarne liberamente, senza pregiudizi e sopratutto
sappiamo quanto è difficile prendere la responsabilità di noi stessi e del nostro benessere. Creiamo dei
gruppi aperti ed elastici, dove non sono presenti giudizi e l'unica regola è il rispetto verso gli altri.
Possiamo parlare di ogni cosa , da argomenti emotivamente forti come ansia, depressione, malessere psicologico
ecc, ad argomenti molto più leggeri e gioviali. E' importante capire che non per forza bisogna parlare di malattia
psicologica o dei propri problemi in questi momenti di confronto. L'importante è che nessuno si senta costretto a
parlare o escluso nel farlo. Cerchiamo di creare un equilibrio nel gruppo, in cui ogni partecipante possa interagire
a seconda della sua personalità. Potrei dire tranquillamente che dal momento di inizio del gruppo, al momento
della sua conclusione, non siamo noi Peer Supporter ad impostare le tematiche trattate, ma i partecipanti stessi
costruiscono le modalità dell'incontro.

Come si svolge una tua giornata tipo?

Esistono delle linee guida morali tipo, ma non una giornata. Principalmente cerchiamo di svolgere i nostri gruppi
nei CSM, in modo che le persone frequentanti e accolte sappiano esattamente dove trovarci e si sentano libere di
partecipare. Abbiamo degli orari prestabiliti , naturalmente, ma non ci sono imposizioni di partecipazione, le
persone possono venire e andare quando vogliono nel rispetto dell'orario. Inoltre facciamo anche attività
pomeridiane, paseggiate, uscite, cinema, pizzate , gite fuori Trieste.  Siamo anche nel Parco di San Giovanni,
presso il Centro Diurno Diffuso e collaboriamo con il gruppo di Art.32, pilastro del Parco e fondatore del
movimento "Impazzire si può". Da poco abbiamo iniziato delle attività presso la "Casetta I" a San Giovanni dove
facciamo il "Wrap"(Wellness Recovery Action Plan, un programma per la ripresa ed il benessere realizzato dal
"Centro di formazione per la guarigione" a Phoenix, Arizona), letture su argomenti che riguardano la
consapevolezza di sè e la ripresa e momenti creativi che puntano al lavoro del "mettersi in gioco".

Quali sono stati i principali cambiamenti nel lavoro durante il periodo del lockdown?

Facendo un lavoro basato sui gruppi, durante il lockdown abbiamo dovuto reinventarci. Ci siamo focalizzati sulle
telefonate e su video gruppi online, in modo che nessuno si sentisse solo e abbandonato. Era una situazione
pesante per tutti noi, ma questo non ci ha fermati. 

Senti che questo lavoro ti ha cambiata? Se si, come?

Mi sento cambiata e migliorata come persona. Essendo stata io per anni seguita dai Servizi della Salute Mentale,
vedevo il mondo solo dal lato di "persona con malessere psicologico" e venivo colpita da molti pregiudizi e mi
conformavo ad essi. Ora conosco  (sempre in parte, perchè non si smette mai di imparare) il punto di vista di
coloro che lavorano con persone che stanno male e ho la sensazione di aver ampliato il mio punto di vista e averlo
reso più obiettivo. Questo lavoro mi ha sicuramente reso più sicura di me stessa, ha aiutato ad accrescere la mia
autostima, ad avere obiettivi personali  quotidiani e a lungo ternime. Punto alla crescita costante  della mia
persona.

Quali sono le sfide più difficili che affronti nel tuo lavoro?

La sfida più difficile è restare in equilibrio con me stessa. Mi capita quoditianamente di sentire storie molto forti,
molto tristi, disperate. Restare indifferenti è impossibile. E' in quel momento ci sono al 100%, con tutta me stessa.
Ma è importante, una volta tornata a casa,  prendersi cura di se stessi. Come? Ricaricadosi di energie positive,
stando con gli amici, con la famiglia, con il patner, facendo quello che amiamo. Se non mi prendessi cura di me
e del mio equilibrio emotivo, ne risentirebbe il lavoro
, i colleghi, le persone che incontriamo ai gruppi e sarei
tutto, fuorchè una figura di supporto. Quindi, come si usa dire, cerchiamo di non potarci il lavoro a casa, ma di
contribuire alla creazione di una "rete" di servizi di aiuto, in modo che chi sta male non si senta mai solo o
abbandonato. Lavoriamo in squadra.

Quali sono le caratteristiche che un bravo Peer Support dovrebbe avere, secondo te?

La caratterstiche principali, secondo me, riguardano l'empatia e la capacità di ascolto attivo senza essere mai
giudicanti . Le persone parlano con noi perchè sanno che ci siamo passati. Certo non nello stesso modo, perchè siamo tutti diversi e quello che ci accade nella vita viene sentito in modo soggettivo da ognuno di noi, ma cerchiamo di essere l'esempio che il malessere ci aiuta a crescere e a migliorare come persone ed è oltre la paura che troviamo ciò che di più bello ci spetta di diritto.

Un'altra caratteristica è senza dubbio la consapevolezza dei propri limiti e dei proprio bisogni, ma sopratutto
dell'importanza di mantenere una crescita personale costante, perchè questo contribuisce anche alla crescita del
gruppo.

Come si diventa Peer-Support? Consiglieresti a tutti un'esperienza lavoro simile?

Ci sono stati due corsi di Peer Support finanziati dalla regione FVG. Uno nel 2015, anno in cui il servizio era
ancora un progetto pilota, e uno nel 2019. Ma è una realtà presente in altre regioni italiane e ognuna di essere
gestisce questa figura in modo personale. E' una figura che viene sempre più presa sul serio per le potenzialità che
possiede e per cui può contribuire ad una maggiore efficienza dei servizi.

Quali sono le tue aspirazioni per il futuro?

Mi piace questa domanda, perchè se me la avessi fatta  anni fa probabilmente sarei stata in silenzio. Quindi
sorrido ora pensando a quanto sia bello avere avere delle aspirazioni per il futuro.

Mi piacerebbe moltissimo lavorare con i ragazzi più giovani che entrano nei mondo della salute mentale.
C'è ne sono sempre di più purtroppo. Vorrei rendermi utile per stare con loro e per far si che vedano che per
quanto le cose possano andare male, per quanto alcuni nostri meccanismi non sani prendano spesso il sopravvento
facendoci pensare "le cose vanno cosi e non cambieranno perchè sei un perdente", non è cosi. Le cose cambiano, è
tutto un cambiamento quotidiano anche nelle più piccolissime e impercettibili cose. E può  andare meglio.
Possiamo svegliarci un giorno e pensare a quanto eravamo preoccupati per qualcosa e a quanto siamo stati
bravi ad affrontarla
e a migliorare non solo la nostra vita, ma automaticamente anche la vita di coloro a cui
vogliamo bene e che ci vogliono bene.

 

 

Grazie Manuela!


Ho chiesto questa intervista perché avevo bisogno di scrivere di quanto mi trasmetta parlare con
Manuela del suo lavoro e credo dovrebbe essere un lavoro più conosciuto e apprezzato.
Lei è un po' la mia eroina senza divisa, che ogni giorno affronta sfide inimmaginabili per far stare
bene i “dimenticati” che sono ovunque, che sono i nostri amici, parenti e che potremmo essere noi.
Un grande grazie per il lavoro che svolge con il suo sorriso e per questa intervista.


Conoscevate i Peer-Support? 

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