Come ti spaccio l'influencer
Recentemente ha fatto molto scalpore la notizia del rapido successo sui social da parte della signora Angela Chianello.
La
sua affermazione "Non ce n'è di Coviddi", chiaramente sgrammaticata e
simbolo di quella fetta d'italia ancora inconsapevole del dramma che lo
stivale sta vivendo, ha suscitato da subito ironia attirando presto
l'attenzione sui media.
Ciò che ne è derivato, tuttavia, è forse
più singolare. La donna viene identificata in ogni notizia che si rispetti con il ruolo di "influencer", titolo acquisito di diritto visti
i numerosi like ottenuti su Instagram in tempo record.
Dunque basterebbe ottenere molti followers per diventare a tutti gli effetti un influencer?
La risposta è, ovviamente, no.
Premesso che fino a qualche anno fa non comprendevo appieno il ruolo di queste figure mitologiche nè tantomeno riuscivano a suscitare in me alcuna stima, ho potuto pian piano cambiare idea dapprima capendo il lavoro che svolgono quotidianamente e certosinamente questi professionisti (quelli bravi), e negli ultimi tempi quando ho visto quante altre figure professionali ruotano attorno ad essi.
Il pr manager per primo si occupa
di capire chi è l'influencer adatto a rappresentare un determinato
brand, lo segue, lo gestisce.
Si può dire quasi che l'influencer sia un ambassador e il pr manager il suo manager, ma di un livello superiore.
Mentre
l'ambasciatore, per esempio, può rappresentare un profumo, una linea di
intimo e via dicendo, l'influencer è colui/colei che rappresenta anche i
valori legati a determinati brand.
Mette in gioco la propria vita
privata o quanto meno deve prestare molta attenzione ad ogni aspetto di
essa.
Deve influenzare la mentalità dell'acquirente diventando quasi un
guru non sono di tendenza ma anche nello stile di vita e comportamento.
Torniamo alla signora Angela Chianello....
Non so molto di lei, ma si propone in modo poco ortodosso con un'opinione forte e ben poco in linea con dati e statistiche.
Magari sarà una brava donna di casa o lavoratrice. Magari un'ottima madre o moglie. La signora Angela non è un'influencer.
Penso bastino due semplici domande per realizzarlo:
Ne parleremo da qui a 1 anno?
Probabilmente no.
Quanti toglieranno il like alla sua pagina nei prossimi 6 mesi?
Presumo parecchi.
Il
vero refuso però deriva dai giornalisti, da persone che dovrebbero conoscere il significato della parola "influencer" e invece lo hanno
usato a sproposito. Un po' come se qualcuno chiamasse me "giornalista"
perché ho un blog e lo spiattellasse in faccia a a chi lo fa davvero di mestiere... Magari lo
capirebbero.
Un altro errore è stato parlarne così tanto.
Quando è
emersa la notizia della valanga di like che ha invaso la signora, vi
sono state moltissime polemiche a riguardo. Ho letto insulti che
rasentano il bullismo; ironico se considerato il numero dei follower di
ospiti Uomini e Donne o altri programmi tv dove la cultura generale non è certo un valore trainante degli ospiti.
Ovviamente discuterne non ha fatto che
accrescere la popolarità, sebbene in senso negativo, mentre se si fosse
evitato magari il tutto sarebbe sfumato in poco più di una settimana,
tra le tante notizie e gossip di passaggio.
Quello che è certo è
che la signora Chianello, per quante apparizioni in TV venga chiamata a
fare, non è un influencer e finché non ci sarà più consapevolezza
riguardo ai mestieri legati all'ambito digital ci sarà sempre confusione
ed ignoranza. Questo porterà alla svalutazione di un settore in
continua crescita e di cui si ha sempre più bisogno per essere
competitivi e al passo con i tempi.
Parola di grafico che fa i disegnini e spesso e volentieri riceve richieste a prezzi stracciati perché son "disegnini" da cinque minuti.
Un po' colpa di Angela, molto di più di chi non sa il significato della parola lavoro digitale.



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