La perdita del lavoro... Ha le sue fasi
Quelle
persone potevano essere estremamente qualificate ma schiave degli
eventi. Quelle persone hanno perso una parte di sé. C'è chi ha dedicato
anni di studio per raggiungere l'obiettivo di un impiego per poi
perderlo comunque; e c'è chi ha dedicato tempo a formarsi e migliorarsi
al servizio di un'attività ma senza potervi poi rimanere. Non conta il
background scolastico né di anni d'esperienza.1. Lo shock iniziale
2. Difesa/allontanamento da tutti
3. Riconoscimento della perdita: pur lamentandosi si ha un atteggiamento propositivo
4. Accettazione e adattamento: Vedere l'evento come una sfida e un'opportunità.
Ecco, a leggere quest'ultima frase mi si è accapponata la pelle, il che significa che sono ancora molto, molto lontana dall'ultima fase.
Lo stesso articolo continua con :
" Perdere il lavoro è un’esperienza che in un mercato liquido e globale come quello attuale deve essere messa in conto e quindi deve essere affrontata con il giusto raziocinio, aumentando il senso di riflessione su sè stessi e aprendosi più generosamente all’ascolto e alla relazione degli altri. Il confronto è necessario sia per far fluire la propria rabbia sia per sviluppare nuove idee."
E con :
"Perdere il lavoro significa avere più tempo utile da dedicare a sé, senza dimenticarsi del lavoro: un tempo per sistematizzare le proprie competenze ma anche per svilupparne delle nuove dedicandosi alla frequenza di corsi di formazione o alla lettura di testi specialistici."
"Ricorda il lavoro è un diritto dell’uomo per cui tutti possono farcela perchè ognuno ha le risorse per soddisfare questo bisogno."
Leggo queste frasi e sono incavolata come una biscia. Tutti possono farcela? Non siamo agli alcolisti anonimi. Esiste più domanda che offerta, è matematica. Ho un miliardo di idee. Svilupperei app, aprirei una tipografia, persino un pet-shop. Indovina un po' cosa manca. Ops. Bello il mercato liquido, ma se manca la liquidità, che me ne faccio?
Quindi lascio perdere questa cosa che non fa per me e torno alle fasi del lutto, quelle classiche:
Citando il sito dalla cui sopra la tabella:
Quando si parla di lutto non esiste una reazione sana ed una patologica. Ogni perdita viene vissuta diversamente ed ogni individuo reagisce in modo diverso ai lutti. I fattori che sembrano influenzare il tipo di reazione sono:
- Le circostanze che hanno portato alla morte / Tagli del personale? CoVid? Scadenza del contratto?
- La prevedibilità di quanto avvenuto / Ve lo immaginavate? Se si, ve lo immaginavate davvero?
- Le risorse del contesto sociale: famiglia, amici, lavoro / Chi avete vicino? Contano su di voi o diventerete voi stessi un peso?
- Le caratteristiche personali di chi subisce il lutto: l’età, il
ruolo all’interno della famiglia, il grado di parentela, le
caratteristiche di personalità / Sarà
facile ricollocarti? Se sei molto giovane si, forse. Meno lo sei, meno
lo sarà. Però forse hai troppa poca esperienza. Quella fino a ieri era
il tuo posto sicuro, in ogni caso. Quanto conterà il fatto di essere un
padre di famiglia anziché una ragazzina spigliata o viceversa?
- La qualità e il tipo di rapporto che legava le due persone / Era il lavoro dei tuoi sogni? E se anche non lo era, che rapporto avevi con i colleghi? E con i clienti? Avevi la tua routine?
Fasi dell’elaborazione del lutto
Cosa vuol dire elaborare una perdita? Elaborare significa cambiare il senso ad un evento o ad un ricordo, farlo proprio non più come qualcosa di estraneo, ma come un pezzo di sé. Nel caso del lutto, elaborare significa passare da “ senza di lui/lei non vale più la pena vivere e sento tutto inutile” a “Grazie a lui/lei ho scoperto parti importanti di me che mi hanno permesso di essere quello che sono oggi”.
Quest'ultima frase è stata illuminante. Ho perso il lavoro ufficialmente il 31 agosto 2020, ma sarei una bugiarda se non dicessi che ad aprile avevo già capito che non avrei avuto il rinnovo del mio contratto. Amavo il mio lavoro. Amavo la mia routine. Amavo le persone che incontravo nel cortile e con cui chiacchieravo come fossero dei vicini di casa da tantissimo tempo. La verità è che quello che mi la lasciato il mio lavoro è immenso. Ho avuto un'esperienza di 2 anni nella quale ho potuto avere carta bianca su tutto ciò che era l'aspetto grafico dell'azienda; ma non solo. Ho conosciuto e parlato con quelle persone. Ho imparato a condividere le pause con piacere, io che ero un'asociale di prima categoria. Ma se c'erano Valentina, Fiorella o qualcuno come loro, due chiacchiere facevano sempre bene.
Quello che mi è chiaro è che ognuno ha i propri tempi, i propri modi per vivere quest'esperienza e nessuno può e deve interferirvi salvo richiesta esplicita.
Avete presente quando vi dicono frasi tipo:
(se non ve lo dicono siete fortunati)
"Lavoro ce n'è, basta cercarlo?"
Occavolo, pensa te, bastava questo! Aspetta che magari da domani provo!
"Sei giovane, troverai un altro lavoro"
Chi
ti dice che a 35 anni sei giovane o è un leccac*lo, o è molto vecchio, o
ha preso un lavoro di fortuna dopo i 30 e dovrebbe baciarsi i gomiti.
"Devi lavorare fino ai 70 anni, se cominci più tardi non è grave"
Beh messa cosi tanto vale aspettare ancora una decina d'anni. Chi me lo fa fare...Grazie della dritta, bro..
"Anche la figlia della cugina di Filiberta è disoccupata....."
Adesso devo dispiacermi per la figlia della cugina di Filiberta.....
"Anche la figlia della cugina di Mariagnela è disoccupata, ha fatto la stessa cosa che hai fatto tu, Scienze per aprire le bottigliette di plastica....."
Peccato che io abbia fatto altro e che non so chi sia Marignela.
"Dovresti sposarti uno ricco finché sei in tempo"
Com'è che non lo trovo nella top ten delle mie più grandi aspirazioni?
La cosa davvero difficile, a mio avviso, è capire qual è per ognuno il modo migliore per vivere il proprio lutto. Esatto. Vivere, non superare. Sguazzarci, intanto. Poi arriva il finale.
Come ho detto, io avevo già annusato che le cose si stavano mettendo male molto prima dell'ufficialità della cosa; tant'è vero che, quando io e il mio ex-titolare ci siamo sentiti affinché me lo comunicasse, gli ho risposto serenamente che lo sapevo già, e lui ci è rimasto un po' male.
Non che avessi intenzione di screditarlo o di mancargli di stima o fiducia, anzi. Semplicemente avevo fatto due più due. In quel momento ha capito anche lui. Non sono mai stata ferma da quando c'è stato il lock-down. Un po' era il mio modo per affrontare/non affrontare la perdita del mio lavoro; un po' era per sentirmi efficiente, preparata ad accogliere qualcosa di nuovo.
Durante la fase del lutto alcune donne puliscono, sistemano da cima a fondo la casa, la cantina, tutto. Dà un'idea di ordine, soprattutto mentale. Io l'ho fatto inizialmente con l'armadio, ma non avrei potuto fare granché poiché la mia famiglia lavorava in smart working. Ho trovato dei corsi online finanziati. Ciò significava attestati, ovvero corsi accreditati.
Mi sono iscritta. Ho svolto un totale di 280 ore di corsi in 3 mesi. Più altri due corsi, uno di Digital Marketing che mi impegnava 3 ore a settimana e uno di grafica che me ne impegnava 4. Insomma, a confronto certi periodi dell'università erano stati giochi da ragazzi.
Arrivato Maggio ho finito i corsi e si poteva uscire. Tempismo perfetto. Ho iniziato a guardarmi attorno, a vedere se qualcosa si animava, ma le persone, la vita, era tutto a rallentatore. Ho capito che ci sarebbe voluto ancora del tempo. Per me, per la mia ferita, per la ferita di tutti.
Altri progetti. Grandi, piccoli, su più fronti.
Ho pensato all'università; a trasferirmi immediatamente; ho pensato a corsi a pagamento ma erano troppo costosi. Ho guardato dopo anni il sito di Scambi Europei e lì mi sono fermata. In un certo senso avrei dovuto ripartire da lì. Mi sono emozionata, per un momento, immaginando una vita diversa, come quella che progettavo quanto, 10 anni fa?
Ci sono diverse tipologie di lutto. Tra questi vi sono il lutto improvviso e quello che avviene a seguito di una malattia. In quest'ultimo caso si sta vicini alla persona amata fino all'ultimo ma dopo ci si rende conto che per anni si aveva congelato la propria vita. In quel lasso di tempo si spera con tutte le proprie energie che resti tutto immutato, ma se poi qualcosa si spezza bisogna riadattare il contenuto di ciò che si aveva congelato ad un contesto completamente diverso. Per anni, quando si lavora o si resta in una stessa città, non si fanno altre cose. Naturale.
Cosa si potrebbe fare di meglio?
Non ho 25 anni. Non andrei a fare uno stage in Finlandia (in realtà forse si), ma io sono quella stessa persona lì. Non devo pulire la casa (in realtà sì, anche quello), devo togliere la polvere sopra di me. Riscoprire le cose che amavo, che amavo dell'essere me e usarli come motore per fare. Sparare nel mucchio può servire, ma davvero mi porterà a qualcosa di buono. Magari sì, ma tentare due approcci non guasta, e nel mentre potrei farmi del bene.
Ora, questo è solo sulla carta. Non ci sono arrivata e lo sto solo metabolizzando. Ad ognuno le proprie fasi. Quello che ho capito è che per ognuno è diverso. Come in amore o in qualunque altra situazione della vita, a nessuno è successo lo stesso. Mai. Non era la stessa storia. Non era la mia storia. Si è chiusa la mia storia d'amore con il mio lavoro. La sto superando, non capirò mai perché qualcuno si ostini a pensare che ogni percorso abbia le stesse dinamiche.
Comunque, in tutto ciò, ho capito che questo blog è stato parte integrante della fase di recupero. O perlomeno del volerci entrare.
Sono ancora nella fase in cui non so cosa fare. Mi dimeno, cerco soluzioni e penso a mille cose al minuto. Mi stanco con una facilità incredibile, poi mi sento in colpa perché mi sembra di non aver fatto nulla e di aver buttato una giornata mentre nella realtà ho consultato 5 portali di lavoro, fatto un sacco di telefonate, inviato diversi curriculum. Mi deprimo. Non mi arrabbio più. Mi sono trovata ad invidiare le persone serene. Quelle che si vanno a fare la piega per sfizio anche se costa (non so quanto costi), e magari poi piove. Io non l'ho mai fatto. Non mi è mai interessato e forse non lo farei mai. Vorrei aver avuto anche solo per un anno della mia vita la tranquillità emotiva per poterci pensare e magari declinare l'idea perché non m'interessa. Figurarsi pensare a una casa o una famiglia mia. Provo disinteresse per uscire, per fare qualunque cosa non sia inerente alla ricerca del lavoro. Non perché mi sembri inutile, mi sembra di non meritarlo.
Sono arrivata a queste conclusioni perché mi sono abituata a scrivere sul blog, che tra le altre cose è un impegno fisso che mi sono autoimposta con il fine ultimo di un aggiornamento costante su linkedin. Obiettivo: Lavoro. Quando scrivo cerco di allenare una buona sintassi; una buona grammatica, è sempre un'ottima palestra.
A parte il blog porto fuori il mio cane con almeno 1 passeggiata lunga al giorno: fa bene ad entrambi.
Se ne ho voglia disegno: me ne sono privata molte volte perché ero troppo indaffarata.
Riguardo le lezioni dei corsi che ho svolto e che sono a disposizione e non ero riuscita a seguirli al 100%
Se ne sento il bisogno, dormo un'ora al pomeriggio.
Mi do dei tempi precisi. Mi serve per non avere tempo per pensare, per deprimermi , per credere di aver buttato via tempo. So che a quell'ora evo iniziare a cucinare. A quell'ora devo portare fuori Moritz. Da quell'ora a quell'ora voglio fare una determinata grafica. Sono più severa anche col calendario settimanale. Cerco di organizzarlo in modo da essere meno esposta ad imprevisti.
Sembra assurdo ma mi psicanalizzo, cerco di risolvermi e per ora sembra funzionare.
Non so se arriverà il lavoro. Quando e cosa sarà. Ancora una volta, però, ho capito che qualunque sia l'entità della mareggiata bisogna farsi trovare sempre preparati.
Raden Saleh - "Shipwreck in Storm" (1837)






Commenti
Posta un commento