Benvenuti al Sud
Scrivo questo post dopo un mese dal mio rientro dalle vacanze a Napoli. Normalmente avrei buttato giù un papiro pieno di parole per descrivere colori e odori; sapori e cercare di trattenere tutto il più possibile, per non dimenticare una sola sensazione.
In realtà ho fatto davvero fatica a mettere assieme l'idea di scrivere qualcosa per il semplice fatto che ancora adesso non riesco ad abituarmi all'idea di essere tornata. Forse è questo che s'intede con la celebre frase "Vedi Napoli e poi muori".
Certo è che avrei sempre voluto visitarla, Napoli. In un modo diverso, a dire il vero. Con un clima mite, zaino in spalla e a vedere moumenti e città. That's all. Non m'interessava il mare, la costiera né tutto il resto. Per me era fuffa. Ma la vita ti porta in strane direzioni, e può davvero valere la pena seguire i sentieri non previsti dalla cartina che ci eravamo imposti nella mente.
Sono partita da Trieste con l'umore sotto ai piedi e il ticchettio dell'orologio che preannunciava la mia imminente disoccupazione. Non che non lo sapessi. Lo sapevo ormai da tre mesi; più o meno da quando il CoVid aveva iniziato a stilare i primi numeri dell'impatto che avrebbe avuto sull'economia Nazionale. Tuttavia la vera presa di coscienza arrivava giorno dopo giorno, in concomitanza con l'assenza di nuovi annunci di ricerca personale in qualunque ambito lavorativo che potesse offrirmi speranze per il futuro.
Sono partita e avevo una faccia che non era la mia faccia. Tendenzialmente sono una persona abbastanza sorridente; oserei dire ridicola. Ma in quel momento non ce la facevo.
Poi è arrivata Napoli.
Sì, in un certo senso è lei ad essere arrivata, non io.
Per comodità si era deciso di pernottare in un b&b a Gragnano, un paese che fungeva da crocevia tra Napoli; Castellammare e la costiera amalfitana. Gragnano s'è rivelato subito un posto da sogno. Piccolissimo ma con tutto l'essenziale: la pescheria buona; pochi ristoranti, tutti diversi e tutti fenomenali. Il caffè ovunque lo facessero ci mettevano un po', perché andava fatto in un certo modo e con un bicchiere d'acqua fresca, senza dover chiedere.
Ma il b&b è stato quello che mi ha salvata. Casa Calenda è stata Casa per 10 giorni.
Quando vado in viaggio, solitamente, per quanto bene io stia, difficilmente ricordo il nome delle persone che mi ospitano, tranne quando per qualche motivo mi sono trovata male; semplicemente perché nel sistema di prenotazione capita spesso non si abbiano molti rapporti tra inquilino e locatario.
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| La piscina del b&b |
Ti do le chiavi. Dammi i documenti.
Non rompere niente. Ci si vede giovedì.
Con Simona è stata tutta un'altra cosa. Tornavo a casa ed avevo voglia di fare una chiacchierata con lei; raccontarle di quanto bella fosse Napoli e tutta la sua Regione. Abbiamo mangiato assieme, ci siamo raccontate un sacco di cose. Ho conosciuto la sua famiglia. Le figlie, educatissime e sempre pronte ad aiutare a casa, avevano sempre parole gentili e modi di fare delicati. Per loro era normale dare una mano. La scuola era finita e c'era bisogno nell'attività di famiglia. Senza occhi al cielo, senza smartphone continuamente tra le mani o rispostacce ai genitori. A fine serata sempre un bacio a mamma e papà.
Non c'è adolescenza che tenga quando ci sono rapporti simili.
A fine vacanza avevo un po' di più la mia faccia e Simona me lo ha detto. Le ho risposto che gran parte del merito và all'esser stata sua ospite; ed è vero.
Che la Campania fosse meravigliosa me lo avevano detto in tanti e un po' un idea me l'ero fatta da Google e dagli anni di studio di Storia dell'Arte. Ho visto Pompei ed è un'emozione che divampa dentro, fino al profondo. Non si può raccontare né bastano gli scatti. Non bastano gli scatti del vesuvio all'orizzonte passeggiando in riva al mare a Castellammare al tramonto. Ma c'è di più.
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| Ebbene sì, addirittura di più. |
Quello che non ti insegnano i libri e quello che non ti possono trasmettere fino in fondo i racconti della gente è la bellezza delle persone. Userò un termine che detesto, ma trovo perfetto per i campani e per il momeno che stiamo vivendo. Sono Resilienti.
Ho notato questa differenza enorme nel loro modo di vivere la crisi del turismo dovuta al CoVid. Vivono col sorriso, amaro, difficile. Giuro, non so come. Ma lo fanno.
A Positano, uno dei luoghi più belli che abbia mai visto nella mia vita, le spiagge erano molto tranquille. Non c'era la tipica folla di fine luglio; non c'era turismo estero ed era sabato quando ci sono andata. Ho mangiato in alcuni ristoranti dove trovavo appena due tavoli occupati di cui uno era il mio.
Ho sentito titolari di spiagge; parcheggi e affitti brevi rispondere a telefonate di disdetta dalle quali non avrebbero potuto pretendere alcun rimborso, perché se la causale è "CoVid" il cliente ha sempre ragione.
Ognuno di loro si fermava volentieri a parlare con i turisti, in modo garbato e senza alcuna lamentela nella voce; con una dignità, una forza d'animo e una tenacia incredibile.
Da molti di loro ho sentito dire frasi come "Andrà meglio nel 2021". Già proiettati al prossimo anno, maniche alzate, si lavora, quest'anno và così.
Altri erano perfino contenti per i turisti presenti, dicendo che almeno si sarebbero goduti appieno lo spettacolo di Napoli senza il caos degli anni precedenti... "Una bella fortuna".
Sì, perché per i napoletani prima di tutto c'è l'amore per quello che è loro ed è meraviglioso farlo vedere, farlo assaggiare, far capire quanto sia meraviglioso. Indipendentemente da quanto questo possa costare.
Poi tirando le somme c'era chi pronosticava un mancato guadagno tra il 60 e l'80% rispetto all'anno precedente. Ne parlavano così, mugugnando. Non come fosse una cosa da nascondere, ma come fosse una cosa che ancora non è sicura. Come ci fossero ancora i minuti di recupero da giocare e non si sa mai che accada il miracolo.
Ho trovato i sorrisi. Tanti, belli. Sorrisi di persone che non so come facevano ad alzarsi ogni mattina e sorridere sapendo che avrebbero avuto pochi clienti, forse nessuno, ma sarebbero rimasti in una piccola friggitoria ad attendere tutto il giorno che entrasse qualcuno. Eppure...
Questo atteggiamento non l'ho trovato nelle mie zone. Viviamo molto meno di turismo, è vero.
Eppure ho visto principalmente tre tipologie di comportamento diverse:
- Sono riuscito a farcela perché il mio lavoro non è stato intaccato
- Sono affondato
- Il CoVid mi ha ridotto in miseria. Licenziamenti/Ridimensionamenti del lavoro/Tagli
Un po' più drastico, meno possibilista. Talvolta superficiale nei confronti del CoVid e degli aspetti legati alla prevenzione, l'atteggiamento al nord, o almeno nella mia città, si differenzia da quello che ho potuto riscontrare al sud anche per la paura ed il rispetto delle normative su mascherine e quant'altro. Si tende ad avere la battuta facile sui napoletani, eppure. Eppure domenica scorsa entrando in un bar nella mia città non ho visto una sola persona che indossasse la mascherina entrandovi. Differentemente, perfino andando verso la costa napoletana, in una zona meno turistica (dunque meno soggetta a controlli), vi erano bar dove ogni addetto si premuniva di ricordare ai clienti di indossare la mascherina, altrimenti non sarebbero potuti entrare nei locali.
In Campania i problemi sono moltissimi di cui al nord probabilmente percepiamo solo quel poco che saltuariamente ci viene raccontato dalla tv, ai telegiornali; ma chi vi abita lo sa. Sa quali sono i pregi e i difetti delle proprie città. Lotta per cambiare quello che può. Lavora sodo, con gli occhi pieni di quei tramonti.
C'è stata una mattina in cui ero a Castellammare. Attendevo una mia ex compagna di corso dell'università, nata e cresciuta a lì. Faceva caldo e mi ero sistemata all'ombra, su una panchina vicino ad un tavolino circolare dove vi erano altre 3 panchine in pietra. Dopo poco si è seduto vicino a me un uomo a cui avrei attribuito una settantina d'anni, chiedendomi se potesse sedersi ed io, chiaramente, gli ho risposto che non c'era alcun problema. Il signore, con fare gentile, mi ha subito schernito dicendo che come tutti i giovani ero rivolta al cellulare; ed io, prontamente, gli ho risposto che non era nulla di piacevole ma stavo inviando un curriculum dopo aver perso il lavoro.
L'uomo mi raccontò di avere più di ottant'anni. Di aver vissuto per diverso tempo a Potenza per lavoro; di aver perso una moglie e persino una figlia; mentre le altre due figlie vivevano in altre regioni d'Italia. Lui, dopo anni di lavoro altrove, aveva deciso di tornare nella sua Castellammare.
Guardando quel Vesuvio sullo sfondo gli ho detto che non avrebbe potuto fare altrimenti, e lui, fiero e orgoglioso, mi disse che quello era il suo posto. Ogni parola del suo racconto era agrodolce.
Nessun piagnisteo, semplicemente racconti di vita che lo avevano riportato a casa.
La sua casa, splendida, che in quel momento era felice di condividere con me. Per me non c'era regalo più grande.
Ed era questo il genere di doni splendidi che facevano i campani. Ogni giorno, senza chieder nulla in cambio.





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