Come mi preparo al colloquio di lavoro

 


L'articolo di oggi doveva essere un altro ma ho colto la palla al balzo per posticiparlo, così da avere più materiale per le prossime settimane e riuscire a studiare viste le vacanze di luglio da cui la mia testa ancora non è ancora rientrata del tutto.

Ieri sono stata chiamata per un colloquio di lavoro con sede a Udine, ad un'ora da casa mia, nulla di che.

Non ricordavo di preciso di aver inviato quel curriculum, ma non è nulla di strano avendone mandati più di uno e tramite portali diversi. 

La cosa su cui mi sono fermata a riflettere, al di fuori della buona riuscita dello stesso, è stata la preparazione al colloquio. 

Innanzitutto, fino a qualche anno fa vivevo questo evento con molto entusiasmo. Non tanto per la possibilità di avere un nuovo impiego, ma perché qualcuno in quel momento aveva pensato potessi essere una candidata idonea. Una delle dieci, una delle trenta. Ma ero in un piccolo gruppo di persone che in una selezione iniziale era stata scelta. Che cosa meravigliosa.

 

Successivamente ho scoperto realtà poco limpide di persone che non si facevano scrupoli a far percorrere chilometri alla gente per proporre collaborazioni piramidali camuffate da contratti e cose simili. 

Mi sono trovata nelle più svariate situazioni, dove in realtà il "Abbiamo optato per un altro candidato" era l'opzione più rosea tra tutte quante.

Oggi mi ritrovo a prepararmi per un colloquio. Non è la prima volta che succede da quando credevo di aver ormai trovato la mia oasi felice, il lavoro che avrei potuto fare per sempre e così non è stato. 

Non ho nessuna emozione forte, nessun brivido. 

Un po' è dovuto alla rassegnazione degli ultimi mesi, certo. La stanchezza; l'accumularsi delle delusioni sono sempre lì in agguato, pronti a farsi risentire con tutta la loro forza.

Poi però c'è un altro aspetto. La pressione sul come dover apparire.
Non so se sia una prerogativa femminile. Se per l'uomo basti una camicia o una polo ed il gioco è fatto. Ma l'essere donna e dovermi presentare ad una selezione di lavoro mi ha sempre messo molta agitazione. C'è tutto l'aspetto psicologico. Ho seguito delle brevi conferenze dove si spiegava quanto l'atteggiamento e la postura potessero comunicare al recruiter a proposito del candidato. Quindi la mia mente è già preparata a non incrociare braccia e gambe; a non sembrare troppo rilassata né troppo rannicchiata. Non devo balbettare. Non devo distogliere lo sguardo né fissare troppo a lungo come fossi pazza. Un sacco di cose da ricordare. Ma poi c'è anche l'aspetto meramente estetico, che può piacere oppure no, ma grosso modo, nella mia testa, deve seguire delle linee guida:

👗 Per abitudine ai colloqui mi presento con un vestito, possibilmente tra i più belli che ho; abbastanza serio ma non da funerale. Non troppo corto, non deve lasciare aloni.

👠 La scarpa non deve essere da ginnastica ma deve essere comoda per non camminare come se fossi zoppa. Se sono sandali i piedi devono essere in ordine.

🌼 Profumo. Q.B. Se sono vicina a casa non me ne spruzzo un quintale che poi inondo l'ufficio del selezionatore. Se sono (come oggi) ad un'ora, se ne metto un po' di più, easy, anche se uso J'Adore un po' svanisce. 

💄 Non sono capace di truccarmi, ma un po' di ombretto e mascara li uso, giusto quel poco per non sembrare con la faccia troppo sciupata avendo la carnagione molto chiara. 

👩‍🦰  Capelli piastrati. Non troppo perché non sono capace e mi danno l'impressione di essere finti, ma un po', giusto per sembrare più pettinati del solito.. 

⌚️ Orologio. Non smartwatch. Quello bello, piccolino, di Fossil, che mi ha regalato la mia mamma.
Mi da l'impressione di essere una persona che presta attenzione al tempo (ed è vero) ma senza essere ossessionata dal telefono.

Insomma, tutto ciò che non sono io e mi può far sentire scomoda e a disagio lo sfrutto per offrire credibilità ad un colloquio.

Si vede?
Probabile.

Ma è altresì vero che non potrei presentarmi in felpa, scarpe da ginnastica, capelli raccolti e magari cane al seguito, sebbene, in un certo senso, forse sarebbe giusto così.

 

In ogni caso ci metto moltissimo impegno a decidere come dovrò essere il giorno di un colloquio.

Scelgo la cartella che conterrà il mio CV stampato, anche se ormai quasi nessuno lo chiede più.
Mi informo su chi sarà il mio interlocutore, se possibile, sennò, ovviamente, sull'azienda che seleziona il personale. Guardo il sito web, le pagine social, e le eventuali recensioni.⭐️⭐️⭐️⭐️

In realtà tutto questo non mi è mai servito come credevo,
ma ritengo in ogni caso siano delle buone pratiche.

Ho visto persone presentarsi a colloqui in ciabatte; altre che non sapevano nemmeno il nome dell'azienda per cui si erano proposte. Alcune di queste, con tutta probabilità, saranno state assunte. Alcune di queste avranno un curriculum così corposo ed entusiasmante da riuscire a far soprassedere su qualunque dettaglio per cui io ho investito inutilmente del tempo e risorse.

Chiaramente tutto ciò non esula dall'impegnarsi e studiare per migliorare le proprie competenze; anzi. I contenuti del curriculum, le esperienze, le capacità sono tutto. Ma per quanto sia abbastanza sicura del mio pregresso e altrettanto su ciò che voglio e devo imparare in tempi celeri, non credo si possa discernere da una presentazione di sé stessi, almeno nel primo approccio, il più possibile gradevole. 

Persino sul portale Adecco ci sono delle dritte sul come presentarsi ad un colloquio di lavoro e fare bella figura sull'Hr.... Anche in base al lavoro che si andrà a svolgere --> QUI

E la prossima volta farò lo stesso e tirerò fuori il mio vestito più bello, perché anche questo è voler dimostrare il meglio, sperando in un'assunzione vera, prima o poi.


P.s. Alla fine il colloquio, ahimé, era una farsa.

E voi come affrontate la sfida del colloquio?

 



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