Volevo quel lavoro, ma cercavano unicorni



Sempre più di frequente mi capita di imbattermi in annunci di lavoro dove la figura ricercata dovrebbe avere tante competenze, a volte troppe.
Ora, mi reputo una persona estremamente fortunata, che ha potuto studiare e approfondire argomenti legati al proprio settore lavorativo senza lasciare nulla al caso. Tuttavia ogni qualvolta vorrei candidarmi all'offerta perfetta...
Non era così perfetta
Mi manca quella skill in più, quella cosa che l'azienda chiede e io mi soffermo a domandarmi che cosa c'entri col mio percorso.
Sono un grafico, non dovrei saperne di programmazione o di marketing. Oppure sì?
Dal punto di vista aziendale è logico ricercare una figura che possa assolvere a più incarichi possibili così da limitare i costi e tenere sotto controllo il processo di lavoro con maggiore agilità. Tuttavia così facendo si rischia di depersonalizzare il lavoratore che si identificava in un ruolo nel quale ha investito anni di professionalità ed impegno.

Rileggo questa frase. Mi sembra aberrante. Il lavoratore si identifica in un ruolo.
Sulla carta e per i tempi che corrono sembra quasi una cosa spregevole, eppure ci ho messo poche righe a dichiarare "sono un grafico". Non è una cosa di cui far vanto, è il mio ruolo nel mondo, quello per cui ho combattuto, non con cui sono nata. Potrebbero dirmi che sono una persona gentile (?) e ringrazierei, ma essere bravi nel proprio lavoro significa essere bravi in qualcosa su cui abbiamo lavorato in modo coscente, volutamente e costantemente.

Eppure sembra che le esigenze del lavoratore vengano messe in secondo piano non solo dal punto di vista di orario o economico; ma anche per il ruolo; le competenze; la dignità del soggetto che matura anni di expertise senza riuscire mai a raggiungere sufficienti obiettivi.



Da tempo si parla di lavoro fluido come un mindset a cui dovrebbe essere necessario abituarsi velocemente per adeguarsi ad un mondo in costante sviluppo; ma sembrava tutto sommato un'ipotesi allettante: poche gerarchie, niente contratti, niente orari e via dicendo; un'utopia che ad oggi non sembra ancora affacciarsi all'orizzonte per la maggiorparte delle realtà nazionali; tuttavia il ruolo fluido è ben altra cosa e, ahimé, molte scuole non preparano a nulla del genere.
Non si parla infatti di dover svolgere saltuariamente qualche mansione per venire in supporto dell'azienda qualora fosse sotto organico, ma di vere e proprie figure ibride nate dalle esigenze del mercato del lavoro.

Mentre scarto con amarezza questi annunci che non sono alla mia portata, penso che se ci fosse stata una scuola che mi avesse formata in un percorso così completo io l'avrei frequentata. Ma in realtà quale nome avrebbero potuto darle? Che senso avrebbe avuto?
Ed è così per moltissime professioni, non solo per il mio settore.
L'alternatva valida è, sempre e comunque, maturare una giusta esperienza lavorativa da portare sul campo. Quindi io grafico in qualche modo devo aver ottenuto uno stage in qualità di programmatrice (?) o magari come segretaria amministrativa (mi è capitato di leggere anche questo), perché così in ufficio potrò spezzare il mio orario su due mansionari completamente diversi.

Ora, è chiaro che dipende dal posto di lavoro in cui si opera, ma raramente mi è capitato di terminare il mio lavoro di grafico nel canonico orario lavorativo, figurarsi se dovessi suddividerlo a metà per gestire diversamente un mansionario differenziato. Significherebbe con tutta probabilità, non dare il meglio nel mio operato, semplicemente perché i reclutatori non hanno idea del tempo che le figure impieghino realmente per svolgere il proprio mestiere.

Qualche tempo fa mi è capitato di guardare la diretta sulla pagina Facebook di Forbes a proposito delle 100 donne di successo in Italia (https://www.facebook.com/forbesitaly/videos/1301852400018286/), interessantissima e davvero d'ispirazione. Tra le varie chicche di tutto il video, la presentatrice chiedeva a rotazine dei consigli per chi si affacciasse al mondo del lavoro a queste Guru all'apice della propria carriera. Una di esse ha parlato di lavorare su un percorso specifico ma unico nel proprio genere, possibilmente. E su questo mi sono trovata pienamente d'accordo. Non ci sarà mai il tempo per studiare o svolgere tirocini in ogni cosa; tuttavia cercare di fare del proprio percorso qualcosa di speciale con un master/corso/tirocinio/approfondimento, è un'altra cosa. Incrociando le dita poi sull'aver scelto a monte la cosa giusta.

Sarei comunque curiosa di sapere nel qualcaso le aziende trovassero davvero questi unicorni...
Come organizzerebbero realmente la loro giornata i poverini? Ma soprattutto, a quanto potrebbe ammontare lo stipendio medio di una persona che sa fare 3 o più lavori differenti?

Vi capita di imbattervi in annunci simili o siete Voi quell'unicorno?

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