Come (forse) sto appena oggi imparando ad usare i Social in un modo più corretto




Raramente chi sostiene di fare uno scarso utilizzo dei social si rende effettivamente conto di quanto essi siano radicati nell'esistenza di ognuno.
In modo molto articolato e affascinante, sono infatti entrati a far parte del nostro vivere quotidiano senza quasi ce ne rendessimo conto. A volte parliamo citando meme, oppure diamo per scontato cercare qualcuno o qualcosa su un social media ancora prima di passare da Google.

Appartengo alla generazione che ha visto nascere e tramontare Messenger, i trilli e le chat che costavano un occhio della testa ai genitori furibondi con una connessione a 56k (scusa mamma).
La stessa generazione che non riesce a far proprie le dinamiche di TikTok e non ci riusciva nemmeno prima con quelle di Snapchat. Tuttavia Facebook, Linkedin e Instagram restano dei pilastri nella mia quotidianità, come in quella di molti altri.

Ho trascorso periodi in cui, soprattutto nei riguardi di Facebook, non ne volevo più sapere.
Sospendevo gli account, non pubblicavo nulla né volevo vedere alcunché venisse postato dai miei contatti. Spesso questo accadeva perché, banalmente, odiavo vedere quanto i social condizionassero le vite di ognuno e di riflesso la mia.
Si usciva e prima di salutarsi era necessario postare una foto su Facebook, che non si sa mai che poi il trucco sbavasse durante la serata; prima di mangiare era obbligatoria la foto su Instagram; durante la serata bisognava dire ai propri contatti quanto ci si stesse divertendo e il giorno dopo, possibilmente sul tardi, quanto sarebbe stato necessario ripetere un'esperienza simile il prima possibile. 

Almeno per me la metà delle cose non erano vere perché tanto per cominciare  Io non avrei mai voluto una serata da condividere col telefono...
Men che meno per raccontarlo ai miei contatti che spesso e volentieri sono persone che stimo ma di certo non hanno interesse a sapere se è quanto io mi fossi ingozzata o divertita il giorno prima.

Nello step successivo a questo malessere ho iniziato a confondere i ruoli dei social in modo
piuttosto goffo: utilizzavo Facebook come piattaforma che potesse avere un senso nel mondo del lavoro. Seguivo gruppi di grafica; pagine di artisti; profili di fumettisti e autori che consideravo di spessore. Si è rivelato comunque un approccio fallimentare. Facebook non nasce a quello scopo ed è evidente, oltretutto nel mio profilo continuavano ad esserci i soliti aggiornamenti poco coerenti con ciò che seguivo, al fine soprattutto di non espormi. In poche settimane ho notato che non amavo nemmeno quell'utilizzo che facevo dei social.

Soprattutto nel settore della grafica spesso mi capitava di leggere post in cui neofiti del settore in cerca di consigli venivano attaccati e insultati dai più esperti, che per tutta risposta cercavano di abbattere autostima e passione di chi aveva riposto erroneamente la propria fiducia.

Ho fatto la voyeur, non ho mai postato, sono quel genere di persona, esatto. Ma le persone aggressive non mi sono mai piaciute e se le evito nella quotidianità non vedo perché dovrei fare diversamente nella realtà virtuale, quando è persino più semplice.


Detto ciò, una mia insegnante del corso di web content ❤️ , tempo fa ci aveva detto a lezione che il suo approccio ai social è quello di eliminare o non visualizzare le notizie di persone che trasmettono qualcosa di negativo perché ce n'è già troppo di malessere in giro... 🧘🏻‍♀️Trovo sia davvero, davvero efficace. Da quando me lo ha detto scorro i feed molto più velocemente.

Ho capito che il mio modus operandi non si differenzia granché ed a scapito di aggiornamenti interessanti o contatti potenzialmente utili, se e quando decido di accedere a Facebook voglio farlo per regalarmi una risata che altrimenti non avrei fatto o per vedere una foto che non avrei visto.

Viceversa scorro la homepage di Linkedin per leggere novità nel campo della grafica e sapere quali sono le ultime tendenze nella comunicazione; mi tengo in contato con ex compagni di corso e università; aggiungo ai contatti delle persone unicamente in base ad interessi e tipologia di lavoro per vedere ciò che condividono e trarne spunto.
Ma c'è da dire che sebbene io avessi effettuato l'iscrizione a questo portale diversi anni or sono, non ne avevo mai scoperto le infinite potenzialità prima di quest'anno.
Il corso Dot Academy, anche su questo, mi ha aperto un mondo: ho capito più o meno come pubblicare un post decente, la frequenza, ma soprattutto come avere un profilo efficace. Come raggiungere le notizie, i collegamenti interessanti, come far certificare le mie competenze da Linkedin.
Insomma, mi sono appassionata di questo social, molto più di quanto non abbia fatto con FB o non abbia mai fatto con Twitter, aperto e dimenticato da qualche parte. Tuttavia avendone fatto un uso intensivo in tempi recenti io presto molta attenzione a farne un utilizzo corretto, mentre noto che in molti fanno l'errore inverso a quello che facevo io con Facebook, ovvero trattare Linkedin come un altro social.
Scrivono i fatti propri e lo fanno con un linguaggio gergale, spesso sciatto e talvolta incoerente.
La differenza è che qui a mettere o non mettere il pollice in su non è l'amico di bevuta, ma un responsabile HR.

Infine Instagram lo uso per la UI Design principalmente. Oramai non guardo quasi più nemmeno i feed dei miei amici e mi sono rassegnata a capire l'utilizzo delle stories, almeno finché non tornerò a bordo per quanto concerne il social media marketing, ma per ora trovo davvero delle suggestioni meravigliose in campo grafica e prototipe e va bene cosi: mi rendo conto che skippando da un social all'altro vi investo già una buona quantità del mio tempo, tuttavia questa volta posso utilizzare con leggerezza il termine "investire", conscia di aver trovato il metodo più idoneo per non farmi assorbire, innervosire o altro.

Il vostro modo qual è?

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