Smartworking tra comodità e pericolo di un nuovo "burnout"
[Edit: Questo articolo lo avevo programmato ad inizio maggio, all'epoca era super-innovativo, nel mezzo ci hanno scritto papiri di articoli, I Know. Ma ci ho messo del mio e credo comunque ne valga la pena. E poi dai, l'avete visto il cagnolino?]
Sono innumerevoli gli effetti secondari che potrebbero venir citati quando si parla di CoVid-19.
In tutti i settori, dall'economia al lavoro fino alla gestione famigliare, è stato un evento di cui porteremo a lungo i segni.
A farne le spese, chiaramente, moltissime aziende. Alcune di esse, tuttavia, hanno potuto quasi nell'immediato contare sul lavoro agile, sapendo (o sperando) che sarebbe stato un compromesso migliore di una chiusura a tempo indeterminato.
In altri Paesi d'Europa lo smartworking si pratica già da diversi anni, mentre in Italia è stato frutto di una necessità, di un'emergenza, senza la quale la maggiorparte delle aziende non avrebbero mai contemplato una simile soluzione. Forse vittima del più classico cliché dell'italiano che cerca di fare il furbo e dunque avrebbe lavorato meno, ma soprattutto nella fase iniziale per alcune attività risultava preferibile chiudere per ferie senza dichiarare una data di riapertura specifica, anziché optare per una soluzione differente. Tuttavia questo periodo di prova forzato pare abbia portato tutt'altro riscontro e sono diversi i titolari d'aziende che non hanno più molta fretta a reintegrare in ufficio i propri dipendenti continuando a farli lavorare da casa (https://www.punto-informatico.it/smart-working-come-sara-lavorare-da-remoto/)
Chiaramente il personale all'interno dell'azienda in tempi normali comporta dei costi come per esempio l'energia elettrica; la mensa (qualora ci sia); la pulizia dell'edificio nonché eventuali infortuni. In tempo di CoVid significherebbe dover anche sanificare regolarmente le aree popolate e adeguare a tutte le disposizioni di sicurezza il luogo di lavoro.
Si è parlato in diverse testate giornalistiche della problematica riguardante il ruolo delle donne durante il lockdown e di quanto fosse complesso per il gentil sesso destreggiarsi tra faccende domestiche e lavoro agile a causa dello squilibrio nelle attività domestiche con il proprio partner
In modo più sottile e marginale un'altra problematica importante è l'inclusione del mestiere del lavoratore non preparato all'interno della sua comfort zone. Tolto tutto ciò che è famiglia e coinvolgimenti esterni, ho sintetizzato la mia idea in 3 punti:
🎩
Dress-Code
Ora, io sono eccessiva. Amo più il concetto di pigiama che i pigiami in sé. Per me il pigiama significa essere a casa propria e rimanerci per un tempo sufficientemente lungo da rilassarmi. Se devo uscire dopo due ore non mi metto il pigiama. Ho sentito storie, seppur prese con la giusta dose di ironia, di amici che mi raccontavano della loro esperienza in conference call vestiti in camicia e pantaloni del pigiama. Ecco che il lavoro ha invaso completamente quello che è lo spazio sicuro dove prima ci entrava a malapena, giusto il tempo di una sbruffata per raccontare ai famigliari del malumore avuto col capo o con il collega impiccione.
🛌
Spazi
Un grafico o un altro libero professionista che prevede dovrà fare della propria casa anche il proprio ufficio, organizza gli spazi o addirittura opta per una soluzione abitativa in linea con le proprie esigenze; per esempio un appartamento con una stanza in più da poter trasformare in uno studio.
Il lavoratore a cui viene annunciato di dover lavorare in smartworking dall'oggi al domani non è detto abbia la stessa disponibilità. Può dover lavorare nella propria stanza da letto o in cucina, e così anche nei giorni liberi o dopo aver terminato la giornata lavorativa avrà sempre sotto il naso il computer o i documenti inerenti al proprio lavoro.
🎢
Responsabilità
Proprio perché in Italia non siamo abituati allo smartworking, alcuni dipendenti potrebbero sentire una pressione maggiorata, temendo di risultare poco produttivi se non presenti in ufficio. Questo enorme senso di responsabilità è tanto immotivato quanto giustificabile, poiché se il fatto di poter essere "controllati" sul posto di lavoro è snervante, quantomeno ci toglie dall'imbarazzo di dover spiegare cosa stavamo facendo o perché in quel determinato momento non eravamo disponibili al telefono, poiché il confronto diretto è sempre e comunque la soluzione più semplice.
Riesci a integrarti nelle dinamiche dello smartworking o ti senti privato di qualcosa?



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