All Deaths Matter





Una delle notizie che ha fatto il giro dei media negli ultimi giorni riguarda la terribile uccisione da parte di un ufficiale delle forze dell'ordine di un uomo di nome George Floyd.

La sua dipartita ha riportato in auge il movimento antirazziale Black Lives Matter che risale al 2013 e pone l'attenzione sulla problematica ancora molto sentita negli USA del razzismo riguardo la popolazione afroamericana.

Vivo in una città complicata, dove la popolazione è perlopiù slovena, istriana e meridionale. Di afroamericani ce ne sono pochi e non hanno spazio, non quello che troverebbero in una grande città, non ne conosco nemmeno uno che lavori presso un ufficio o una scuola, differentemente da quando vivevo in Emilia Romagna. Parlare di Floyd e della sua gente, del problema razziale stesso sarebbe indelicato e dovrebbe esserlo in molti altri luoghi in cui in realtà non si respira né si è mai respirata la stessa aria di amarezza e paura.

Nella mia città a volte si sente di risse scaturite dal nulla per gli ennesimi insulti arrivati al limite a qualcuno solo perché serbo o croato; decisamente un parametro diverso rispetto all'omicidio compiuto da un poliziotto ancora in servizio nonostante le numerose denunce per aggressività e molestie perpetrate negli anni a scapito di un uomo a cui era stata mossa un'accusa infondata. 

Non è necessario esprimere un'opinione su tutto, ma sembra che i social legittimino il via libera a far proprie battaglie che non lo sono.


Molto centrata ad esempio questa vignetta dove un personaggio protesta in seguito alla morte di George con il motto BLM. Un amico lo raggiunge e sottolinea che tutte le vite contano. Il manifestante gli spiega che stava parlando del caso specifico in cui c'è stato un abuso di potere da parte della polizia. Titubante l'altro pur comprendendone le ragioni teme di appoggiarlo e sembrare dunque ipocrita.
Questa vignetta l'ho trovata geniale. Tom, il realizzatore è di NY, sa benissimo quale sia il sentimento, l'astio, la difficoltà del vivere afroamericano in America, e si concentra su un concetto fondamentale: la paura del giudizio altrui. Sembrare ipocrita. A chi? Perché sembrare ipocrita deve essere più importante che perseguire un'ideologia corretta?
(su twitter @scarecrowbar)

Differentemente quello su cui si può avere voce in capitolo e credo riguardi tutti è il modo in cui le storie vengano strumentalizzate e persino commentate come fossero un argomento da gossip dove la differenza tra lo smalto rosa e quello arancione sarà qualche giorno meno trendy del dovuto.
Il video di Floyd ancora vivo e mentre stava morendo, attimo dopo attimo è stato girato per poi essere pubblicato su Facebook.

Non l'ho visto né mi interessa. Non perché io sia contro a Black lives Matter. L'esatto opposto. Quel qualcuno ha assistito a tutta la scena, 8 minuti di agonia per prendersi like e commenti.

La cosa incredibile è che quando si parla di responsabilità dell'accaduto si cita l'assassino e gli altri delle forze dell'ordine che sono andati a dargli man forte, ma non il videomaker amatoriale né il pubblico che inerme che voleva gustarsi la scena.

A mio avviso gli spettatori sono un po' meno responsabili, ma di sicuro non sono innocenti. Sono responsabili inoltre coloro che al grido di Black lives Matters e guardano quel post. Che commentano. Perchè morire per George è stato già prematuro, crudo e sufficientemente spettacolarizzato; regalargli un po' di privacy, dignità e silenzio forse sarebbe dovuto anche a scapito di qualche chiacchiera da bar.

Ai defunti si chiudono le palpebre per dare loro un'espressione più serena. Ma se la loro morte è abbastanza appetibile da fare il giro dei social why not? Si è disposti a tutto. Fotografiamo. Imbruttiamo. Condiamo di dettagli e cerchiamo interviste fresche di dolore, perché solo così si può toccare il fondo e fregarsene completamente. Ormai è fatta, George è di tutti. Su Facebook la gente si scatenerà e lo paragonerà a Ultras uccisi, all'elefantessa incinta, magari farà anche battute razziste perché in Italia non siamo in America e quindi "non è un problema nostro".

Vale così per tutte le vite, ogni volta che vengono profanati corpi di vittime di tragedie per stimolare qualcosa dell'utente medio dei social è solo un abuso sterile, vergognoso, figlio di una tradizione voyeurista che faremmo bene a lasciarci alle spalle per riprenderci quell briciolo di umanità che ci darebbe davvero una percezione di quanto conti la vita prima e dopo che qualcuno l'abbia spezzata in un modo tanto tragico.

All Deaths Matter.


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